Il futuro dell’economia circolare in Puglia passa anche dalla pietra. Il settore lapideo, con le sue cave, i suoi laboratori e i suoi materiali di risulta è stato uno dei temi affrontati nel corso del Tavolo di Lavoro per l’Economia Circolare convocato dall’assessore regionale all’Ambiente e al Clima Debora Ciliento nei giorni scorsi. Al centro del confronto: la possibilità di trasformare gli scarti delle lavorazioni – in particolare la marmettola, oggi considerata rifiuto – in sottoprodotti capaci di alimentare nuove filiere produttive.
Il Tavolo nasce dal protocollo d’intesa tra Regione Puglia, Sezione regionale dell’Albo nazionale Gestori Ambientali e Unioncamere Puglia, rinnovato per sostenere la transizione del sistema produttivo verso modelli circolari e più sostenibili.
Secondo la Ciliento: “Gli scarti devono diventare risorse. Il settore lapideo può guidare il cambiamento”. “Ho voluto riunire il Tavolo perché è importante che le buone prassi vengano portate avanti e implementate – ha dichiarato l’assessore Ciliento. – L’economia circolare si basa sulla convinzione che lo scarto di alcune lavorazioni può diventare un sottoprodotto da inserire in diverse filiere. Questo permette crescita economica, nuove opportunità industriali e innovazione”.
Il gruppo “Sottoprodotti”, che coinvolge istituzioni, ARPA Puglia, Politecnico di Bari, Università del Salento ed esperti di Ecocerved, ha già definito linee guida e schede tecniche per alcune categorie di materiali. Ora l’obiettivo è estendere questo lavoro al settore lapideo, predisponendo schede specifiche che riguardino gli scarti di cava e di laboratorio, con un approfondimento mirato sulla marmettola, uno degli scarti più problematici e allo stesso tempo più ricchi di potenziale.
Il comparto della pietra, storicamente legato all’identità dell’Alta Murgia, è oggi al centro di una trasformazione profonda. Le cave e le aziende di lavorazione di Trani ed Andria hanno rappresentato per decenni un punto fermo dell’economia locale: brecce, pietra calcarea, materiali per edilizia, restauro, arredo urbano. Ma il contesto industriale sta cambiando rapidamente. A incidere sono:
- nuove norme su coltivazione e tracciabilità delle cave;
- controlli più stringenti sugli impatti ambientali;
- complessità burocratiche nella gestione degli scarti;
- aumento dei costi di smaltimento;
- difficoltà a reperire manodopera qualificata;
- concorrenza crescente dei materiali importati.
Il futuro del settore, sempre più, passa dalla capacità di recuperare e trasformare ciò che oggi è un rifiuto.
Attualmente, nel distretto di Trani ed Andria gli scarti lapidei – dalla pietra frantumata alla marmettola – sono classificati come rifiuti speciali non pericolosi. Devono essere trasportati con formulario e smaltiti in impianti autorizzati: un iter costoso, complesso e sempre più insostenibile per le aziende. Eppure la normativa italiana (D.Lgs. 152/2006) permette già oggi di considerarli sottoprodotti, ma solo se:
- derivano inevitabilmente dal processo produttivo;
- hanno un utilizzo certo e documentato;
- non necessitano di trattamenti complessi;
- rispettano requisiti tecnici e ambientali.
È una strada percorribile, ma ancora difficile da applicare: mancano mercati stabili, norme uniformi, certezze procedurali. Per questo la Regione vuole intervenire, fornendo schede tecniche, linee guida e un coordinamento tra imprese, enti e laboratori. Il territorio già dispone di tecnologie capaci di valorizzare gli scarti:
- impianti di frantumazione per trasformare la pietra in granulati;
- vagliatura e selezione granulometrica;
- utilizzo delle polveri per realizzare malte, intonaci e materiali ad alto valore tecnico;
- impieghi delle frazioni lapidee in sottofondi stradali, drenaggi, riempimenti, bioedilizia;
- Impiego nelle attività di riprofilatura di discariche, principalmente come materiale stabilizzante, sigillante e impermeabilizzante;
- Utilizzo per la correzione dell’acidità dei terreni e come apporto di calcio;
- Utilizzo come base per la produzione di smalti, coloranti e prodotti abravisi.
Ridurre i conferimenti in discarica, tagliare i costi e generare nuovi prodotti è una strategia che allinea il comparto agli standard europei e rafforza la competitività locale.
Confcommercio Bari e BAT interviene pubblicamente a sostegno delle aziende del comparto, rappresentate dal CO.GE.SER. del Distretto di Trani e Andria, sottolineando quanto la transizione circolare del settore lapideo richieda scelte strategiche immediate. Confcommercio Bari e BAT: “Sosteniamo il settore, servono formazione e premialità per la pietra locale”
L’associazione rilancia tre priorità:
- Mancanza di manodopera
Il settore soffre una carenza cronica di lavoratori qualificati. Confcommercio chiede l’attivazione di programmi formativi specifici, necessari per garantire continuità produttiva, sicurezza e innovazione.
- Premialità nei bandi pubblici per chi usa pietra locale
L’associazione ritiene strategico premiare le imprese che scelgono materiali locali e sottoprodotti recuperati, favorendo filiere corte e sostenibilità.
- Valorizzazione della marmettola
Confcommercio sostiene che riconoscere la marmettola come risorsa e non come rifiuto è un passaggio essenziale per abbattere i costi e riposizionare il distretto su mercati più evoluti.
“Il lapideo – sottolinea l’associazione – è un settore che coinvolge decine di imprese e centinaia di lavoratori. Va sostenuto con politiche industriali e ambientali coerenti, non lasciato da solo nella transizione”.
Il Tavolo regionale punta ora ad aprire una fase nuova: definire schede tecniche, dialogare con le aziende, creare mercati per i sottoprodotti e favorire un ecosistema produttivo capace di ridurre i rifiuti e generare valore. “Pensare in termini di economia circolare – ha ribadito Ciliento – permette di chiudere il ciclo dei rifiuti, diminuire i conferimenti, diffondere l’uso dei sottoprodotti e riattivare filiere oggi in difficoltà”. La strada è tracciata: una Puglia che valorizza la pietra, recupera la marmettola, forma nuovi lavoratori e premia chi investe sul territorio. Un modello che può trasformare il distretto lapideo in un esempio nazionale di sostenibilità e innovazione.







