La legalità non può essere considerata un principio astratto o un richiamo retorico da circostanze formali. È, al contrario, una condizione strutturale dell’economia di mercato e un prerequisito imprescindibile per la competitività delle imprese, la sicurezza dei territori e la qualità della vita nelle nostre città.
Lo affermo con convinzione nella mia qualità di Presidente di Confcommercio Bari e BAT, in occasione della tredicesima edizione della giornata nazionale “Legalità, ci piace!”, promossa da Confcommercio, che rappresenta ormai un momento consolidato di analisi, confronto e responsabilità condivisa sui fenomeni criminali che incidono sull’economia reale. Contraffazione, abusivismo, estorsione, usura, frodi informatiche e reati predatori non costituiscono soltanto violazioni della legge, ma fattori che alterano in modo profondo i meccanismi della concorrenza, generando distorsioni del mercato e indebolendo la capacità competitiva delle imprese che operano nel rispetto delle regole.
Gli effetti di tali fenomeni non si limitano alla dimensione economica. Essi producono conseguenze rilevanti sul piano sociale e territoriale: incidono sulla sicurezza urbana, sulla percezione di vivibilità dei centri cittadini e sulla tenuta del tessuto commerciale. La progressiva diffusione di microcriminalità, atti vandalici e forme di illegalità diffusa contribuisce infatti a ridurre la frequentazione degli spazi urbani, con effetti diretti sulla vitalità economica delle città.
In questo contesto, è necessario ribadire un concetto centrale: un esercizio commerciale non rappresenta esclusivamente un’attività economica, ma un presidio di legalità, sicurezza e coesione sociale. La presenza diffusa delle imprese nei territori contribuisce in modo determinante al controllo spontaneo degli spazi urbani e alla loro attrattività. I dati confermano la rilevanza del fenomeno: l’illegalità genera un impatto economico significativo sul sistema produttivo, sottraendo risorse, riducendo i ricavi e compromettendo la sostenibilità delle imprese regolari. A ciò si aggiungono effetti indiretti altrettanto rilevanti, legati all’aumento dei costi di sicurezza, alla perdita di fiducia dei consumatori e alla riduzione degli investimenti.
Particolarmente critica è anche la dimensione percettiva della sicurezza. Non è soltanto la presenza effettiva dei reati a incidere sui comportamenti economici e sociali, ma anche la percezione di insicurezza, che determina modifiche nelle abitudini di consumo, nella fruizione degli spazi urbani e nelle scelte localizzative delle imprese.
In tale scenario, il ruolo del sistema associativo assume una responsabilità strategica. Non si tratta soltanto di denunciare le criticità, ma di contribuire attivamente alla costruzione di un contesto economico fondato su legalità, trasparenza e responsabilità. Confcommercio è impegnata in modo strutturale su questo fronte, attraverso iniziative che integrano analisi economica, formazione e promozione della cultura della legalità. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la consapevolezza che il rispetto delle regole non è un vincolo, ma una leva di competitività e sviluppo. La sfida che abbiamo di fronte non riguarda soltanto il contrasto alla criminalità, ma la capacità di consolidare un modello di crescita in cui legalità, sicurezza ed etica d’impresa costituiscano elementi inscindibili dello sviluppo economico e della coesione sociale. Solo attraverso questa prospettiva è possibile garantire alle imprese un contesto realmente competitivo e alle città un futuro fondato su fiducia, stabilità e sviluppo sostenibile.







