Quando si parla di ZES Unica, il dibattito si concentra quasi sempre sugli incentivi fiscali, sul credito d’imposta e sulla semplificazione amministrativa. Sono strumenti importanti, che stanno contribuendo a rendere il Mezzogiorno più attrattivo per gli investimenti. Ma la vera domanda è un’altra: siamo pronti a trasformare questa opportunità in un modello di sviluppo stabile e duraturo? La risposta non dipenderà soltanto dal numero di aziende che sceglieranno di investire in Puglia. Dipenderà soprattutto dalla capacità del territorio di costruire un ecosistema competitivo, nel quale industria, commercio, servizi, turismo, logistica, professioni, innovazione e IA, fattore strategico per la Puglia, crescano insieme. Non si tratta di un dettaglio: il terziario rappresenta oggi la componente prevalente dell’economia pugliese, sia in termini di occupazione sia di valore aggiunto. Tant’è che in Puglia oltre il 70% del valore aggiunto e dell’occupazione è riconducibile al sistema del terziario. È la dimostrazione che la competitività di un territorio non si costruisce soltanto nelle aree industriali, ma attraverso un sistema integrato di commercio, servizi, turismo e professioni capace di generare valore lungi l’intera filiera economica. La ZES non può essere interpretata come una semplice misura di attrazione degli investimenti. Deve diventare una politica di sviluppo territoriale, capace di produrre ricadute concrete sull’intero sistema economico. Oggi gli equilibri economici mondiali stanno cambiando con una rapidità senza precedenti. Non è un caso che il mediterraneo sia tornato al centro delle strategie economiche internazionali, interessando una quota significativa del commercio marittimo mondiale. In questo scenario la posizione geografica della Puglia smette di essere un semplice dato cartografico e diventa un vantaggio competitivo da trasformare in sviluppo. Le tensioni geopolitiche, la riorganizzazione delle catene globali del valore e la ricerca di nuove rotte commerciali stanno riportando il Mediterraneo al centro dell’economia internazionale. In questo scenario il Mezzogiorno non è più soltanto un’area da sostenere, ma può diventare una piattaforma strategica per gli scambi tra Europa, Africa e Medio Oriente. La Puglia, per posizione geografica, capacità imprenditoriale e qualità delle proprie filiere economiche, possiede tutte le caratteristiche per interpretare questo nuovo ruolo. Ma nessun territorio diventa competitivo soltanto grazie alle agevolazioni. Le imprese scelgono dove investire valutando la qualità complessiva del sistema: infrastrutture efficienti, collegamenti moderni, porti e aeroporti competitivi, digitalizzazione, tempi certi nelle autorizzazioni, sicurezza, formazione del capitale umano e qualità dei servizi. In questo scenario, la realizzazione di una rete di Data Center rappresenta un’infrastruttura strategica per il futuro del Mezzogiorno. I data center non sono semplicemente luoghi in cui vengono custoditi dati, ma il motore dell’economia digitale: consentono alle imprese di innovare, condividere informazioni, sviluppare servizi avanzati e creare connessioni tra commercio, industria, logistica, università e pubbliche amministrazioni. Una rete digitale moderna significa maggiore competitività per le attività commerciali, processi più efficienti, servizi più evoluti e la capacità di costruire una visione integrata dello sviluppo territoriale, nella quale innovazione tecnologica e crescita economica procedano insieme. È proprio qui che il terziario assume un ruolo strategico. Ogni nuovo investimento produttivo genera una domanda crescente di commercio, servizi alle imprese, logistica, trasporti, turismo congressuale e d’affari, consulenza, innovazione digitale e servizi finanziari. Non esiste sviluppo industriale senza un sistema del commercio e dei servizi capace di accompagnarlo. Per questo Confcommercio Bari-BAT guarda alla ZES con una prospettiva diversa. Non ci interessa soltanto quanti investimenti arriveranno. Ci interessa comprendere quale valore resterà nei territori, quanta occupazione stabile verrà generata e quanto cresceranno le piccole e medie imprese che rappresentano il cuore pulsante dell’economia pugliese. Le PMI non devono essere spettatrici di questa trasformazione. Devono esserne protagoniste. Perché la vera competitività non nasce dagli incentivi, ma dalla capacità di creare un ambiente favorevole all’impresa, nel quale investire significhi trovare servizi efficienti, città attrattive, qualità della vita e una pubblica amministrazione capace di accompagnare lo sviluppo. Un’altra sfida riguarda la capacità di fare sistema. Per troppo tempo il Mezzogiorno ha vissuto la competizione come una corsa interna tra territori. Oggi, invece, la vera competizione è internazionale. La ZES Unica non deve servire a mettere in concorrenza Bari con Napoli o Taranto con Palermo. Deve consentire all’intero Mezzogiorno di competere con le grandi piattaforme logistiche del Mediterraneo, attrarre investimenti produttivi, consolidare nuove filiere e intercettare i flussi economici che stanno ridisegnando il commercio globale. In questo scenario Bari e la BAT possono svolgere un ruolo determinante. La loro capacità di integrare commercio, turismo, servizi, innovazione e logistica rappresenta un vantaggio competitivo che va sostenuto attraverso una programmazione condivisa tra istituzioni, imprese, università e rappresentanze economiche. Il successo della ZES non si misurerà soltanto dal numero delle autorizzazioni rilasciate o dall’entità degli investimenti attratti. Si misurerà soprattutto dalla capacità di costruire un territorio nel quale fare impresa sia semplice, competitivo e sostenibile, generando occupazione qualificata, innovazione e benessere diffuso. È questa la sfida che Confcommercio Bari-BAT intende raccogliere: contribuire a costruire un modello di sviluppo nel quale il commercio, il turismo, i servizi e le professioni siano protagonisti della crescita del territorio, accanto all’industria e alla logistica. In questa prospettiva, Bari ha tutte le credenziali per affermarsi come la Capitale del Commercio del Mezzogiorno e come una delle principali porte economiche del Mediterraneo. Una città capace di coniugare impresa, innovazione, accoglienza e qualità urbana, diventando il punto di riferimento per un sistema economico moderno, aperto e competitivo. La candidatura di Bari a Capitale del Commercio 2027 non rappresenta un semplice riconoscimento simbolico, ma l’affermazione di una visione: fare della nostra città il luogo in cui le imprese trovano le migliori condizioni per crescere, investire e creare valore. Se sapremo cogliere fino in fondo le opportunità offerte dalla ZES Unica, Bari potrà diventare il motore di una nuova stagione di sviluppo per la Puglia e per l’intero Mezzogiorno.







